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Lamborghini Gallardo Superleggera - TEST

Toro da... pista!

a cura di: Giovanni Bregant
Lunedì 10 Settembre 2007

La chiave di avviamento è incredibilmente comune considerando l’ambiente che ci circonda. Ciò nonostante la inseriamo nel blocchetto di accensione e la giriamo con tutta l’emozione che richiede una “prima volta” (la nostra, su una Lamborghini). Per una frazione di secondo non succede niente, avvertiamo soltanto il suono dei sistemi idraulici e di iniezione che si attivano, come i muscoli di un predatore prima dell’attacco. E’ solo un attimo, che se possibile accresce ulteriormente la suspence del momento. Un istante dopo l’abitacolo è invaso dal ruggito del dieci cilindri collocato a pochi centimetri dalle nostre spalle: la sensazione è quella di avvicinare il viso a quello di un toro pronto a caricare, con una sottile barriera (in vetro e carbonio) come unica protezione. Il suono non è quello armonioso di un dodici cilindri né quello gutturale di un V8 di Maranello: è un rumore sordo, meccanico, e soprattutto tremendamente racing.
Del resto non potrebbe essere diversamente, dal momento che per la “prima volta” di cui sopra abbiamo scelto il più scatenato – oltre che il più recente – dei tori allevati a Sant’Agata: la Gallardo Superleggera, pensata per tutti i clienti Lamborghini con il vizio dei track day.

Pronto pista
Un rapido sguardo a ciò che ci circonda chiarisce subito la destinazione prediletta della vettura, che accoglie pilota e passeggero con due sedili in carbonio molto avvolgenti, completi di cinture a quattro punti ancorate direttamente al roll bar che campeggia alle loro spalle. Non meno suggestivo è il volante, con struttura in carbonio e corona rivestita in pelle e tagliata nella parte inferiore, per liberare centimetri preziosi per le gambe. La leva del cambio non c’è, sostituita dall’e-gear, trasmissione meccanica robotizzata, azionabile tramite due paddles posti dietro il volante (e collocati leggermente troppo in alto, a voler essere pignoli).

Non si tratta però di un abitacolo essenziale: non mancano infatti il climatizzatore automatico bizona, i vetri elettrici, l’impianto stereo e il navigatore satellitare. I sedili e il padiglione sono poi rivestiti in Alcantara, materiale giudicato più sportivo rispetto alla classica pelle. I pannelli porta, il tunnel centrale e

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