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Aprilia Dorsoduro 750 - TEST

Provata la supermotard di Noale!

a cura di: Matteo Sanavio
Martedì 04 Agosto 2009

Canale Monterano - Noale insiste. Quasi peggio di Archimede Pitagorico, la casa veneta continua a sfornare moto quasi fosse un panettiere! Dopo Aprilia Shiver e Mana, è ora il turno di Aprilia Dorsoduro 750: un bel "motardino" per chi pretende... e molto. Figlia del progetto che ha rivoluzionato il mondiale Supermoto vincendo 4 titoli mondiali in 4 anni, Aprilia Dorsoduro 750 si presenta con un curriculum da prima della classe. Tecnologica, bella e prestazionale, il motard veneziano mette in tavola ciò che di meglio Aprilia può attualmente offrire.

L'aspetto puramente prestazionale è ampiamente garantito dalla stretta collaborazione con il Reparto Corse Aprilia, andando così ad attingere dal meglio del mondo delle competizioni. Ecco quindi che il bicilindrico a V di 90°, si presenta come un motore di nuova generazione in grado di erogare una potenza massima di 92 cavalli ed una coppia di ben 82 Nm a soli 4.500 giri al minuto.

Il tutto viene chiaramente condito da una massiccia dose d'elettronica: incaricata di gestire al meglio ogni singolo aspetto dell'erogazione del motore. Apre le danze l'acceleratore  Ride by Wire di seconda generazione, arricchito da una tripla mappatura denominata "Tri-Map". Sport, Touring e Rin, sono le tre opzioni che garantiscono l'ottimale gestione dell'erogazione del gas. Si parte dall'aggressiva e dirompente dello Sport, passando per una morbida e lineare del Touring, fino a giungere ad una cauta e prudente del set Rain. Come citato poco sopra, l'acceleratore Ride by Wire, si presenta nella sua seconda generazione. Rispetto a quello presentato al debutto di Aprilia Shiver, il nuovo sistema sfrutta infatti una più attenta ed accurata gestione dell'apertura delle farfalle, ottimizzandone ulteriormente l'erogazione ai bassi e medi regimi e nelle situazioni di gas parzializzato.

Dal punto di vista ciclistico, Aprilia Dorsoduro 750 si presenta, nella parte superiore, con un telaio a traliccio stretto di tubi in acciaio, saldato alle piastre laterali in alluminio da speciali bulloni ad alta resistenza. Il risultato è una struttura piacevolmente leggera e dagli alti valori di rigidità  torsionale. L'ammortizzatore posteriore si conferma nella sua  posizione laterale e molto inclinata, infulcrato direttamente al forcellone secondo lo schema  cantilever. Tale soluzione tecnica, garantisce lo spazio necessario per i collettori di scarico, liberi di scaldarsi senza andare ad alterare parti particolarmente sensibili al calore - leggasi ammortizzatore posteriore -.

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